Il radioamatore — OM, dall’inglese Old Man, nel gergo — è uno sperimentatore del mezzo radio, senza alcuna finalità di lucro. Per trasmettere deve superare un esame e ottenere dal Ministero un’autorizzazione e un nominativo, la sigla che lo identifica in modo univoco in tutto il mondo: I5CLC, ad esempio, dove I sta per Italia, 5 per la Toscana e CLC sono le iniziali di Carlo Luigi Ciapetti.
Può usare solo alcune porzioni dello spettro, le bande: alcune permettono di parlare con l’altra parte del pianeta, altre solo in città. Ma più delle conversazioni conta la tecnica: costruire apparati e antenne, capire come la ionosfera porta lontano i segnali. «Il radioamatore può essere definito a pieno titolo un ricercatore volontario», scriveva Ciapetti.
È per questo che, quando nel 1966 tutto smise di funzionare, a Firenze c’era chi sapeva cosa fare.
Vuoi saperne di più, o diventarlo?
In Italia i radioamatori sono riuniti principalmente nell’ARI — Associazione Radioamatori Italiani, fondata nel 1927, una delle prime al mondo. Le sezioni locali organizzano corsi per preparare l’esame, incontri, attività di emergenza e di divulgazione nelle scuole: sul sito nazionale www.ari.it si trova la sezione più vicina.
Anche chi non ha la licenza può cominciare ad ascoltare: è così che hanno iniziato in tanti, compresi alcuni dei ragazzi di questa storia.