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Gli Angeli della Radio4·XI·1966

IK5ASN

I miei ricordi dell'alluvione

Dante Calviani

Diciassettenne aspirante radioamatore: antenne, cavi e collegamenti — Firenze, postazioni della rete locale

Due ragazzi alla stazione radio nella sede RAI
Postazione RAI: Dante Calviani e Roberto Ruisi. — Foto: Archivio ARI Firenze

Era la mattina del 4 novembre 1966, avevo 17 anni ed ero già allora un appassionato radiodilettante e stavo andando con la mia bicicletta in Via del Prato dal Paoletti, da sempre il negozio che serviva i radioamatori.

Mi servivano dei componenti elettrotecnici ed elettronici per l’attività lavorativa che svolgevo nell’azienda artigiana di mio padre, specializzata nella installazione e nella manutenzione di ascensori; con l’occasione avrei scambiato le solite quattro chiacchiere con i radioamatori e gli appassionati come me che fossero stati presenti.

Ma quando arrivai nei pressi di Piazza Stazione mi trovai di fonte ad un torrente giallognolo in piena!

Ritenni opportuno tornare a casa e mi ci diressi subito - abitavo allora in Via delle 5 Giornate - ma passai a malapena il ponte sul torrente Mugnone verso Via dello Statuto!

Arrivato a casa mi divenne chiara la gravità della situazione: erano giorni e giorni che pioveva ininterrottamente e l’Arno era in piena, ma con la mia inesperienza mai e poi mai avrei potuto pensare che potesse accadere una tale tragedia. Ma invece era stato proprio cosi!

Nel primissimo pomeriggio, non ricordo se avevamo fissato per radio, per telefono o più semplicemente a voce, ci riunimmo con il solito gruppo di giovani radioamatori e di aspiranti tali come me - tra questi i miei carissimi e inseparabili amici Roberto Ruisi e Pierluigi Filetti - coordinati da un radioamatore più anziano, Carlo Luigi Ciapetti. Anziano… aveva 28 anni!

Noi fummo incaricati di trovare il maggior numero possibile di batterie, necessarie per i pacemaker dell’ospedale di Santa Maria Nuova, per poi portarle in Questura; qui ci fecero salire su un mezzo anfibio della Polizia o dell’Esercito e partimmo in direzione dell’Ospedale; imboccammo Via Cavour, che era un bel fiumiciattolo, ma al momento di svoltare in Via dei Pucci la forza dell’acqua era divenuta tale da far desistere il conducente dal tentativo, se pur importantissimo, ed a fare ritorno in Questura.

A quel punto fu rilevata come necessità primaria quella di stabilire comunicazioni radio tra i punti nevralgici dell’emergenza e cioè la Questura, i Vigili del Fuoco, la sede della RAI, il Campo di Marte divenuta base logistica per gli approvvigionamenti e la sede della Misericordia di Firenze in Piazza del Duomo.

I radioamatori si misero così in moto, portando da casa le loro apparecchiature; cominciammo a montarle nei vari siti.

Io e Roberto fummo incaricati in modo particolare di montare antenne e cavi nonché di fare la spola tra una postazione e l’altra: eravamo i più giovani e quindi ci facevano fare i lavori più semplici, quelli per i quali serviva un po’ di agilità: le antenne vanno sui tetti e a quell’età eravamo come scoiattoli!

Mi ricordo che qualcuno - chissà chi… - mi dette una Vespa 125 per spostarmi da postazione a postazione: “Non l’ho mai guidata!” gli dissi e quel qualcuno mi rispose “Imparerai!”. E anche se nelle strade intrise di fango viscido non era facile, ce la feci lo stesso: la voglia di fare e collaborare era predominante!

In quanto alle radiocomunicazioni, anche se non esistevano i moderni ricetrasmettitori, si riuscì a metter su una rete in onde corte e cortissime all’altezza delle necessità e indipendente da tutti.

Alcuni apparati erano già alimentati a batterie e quindi “portatili”, a disposizione dei soccorritori e di chi dava informazioni alle tante richieste provenienti da fuori Firenze e dall’estero.

Gli altri apparati radio furono tenuti in attività, alimentandoli con generatori, fino a che non furono ripristinate le comunicazioni ufficiali, dopo una decina di giorni.

Pur se si trattò di una immane tragedia (e pur se nella sua fiorentinità ci fece anche sorridere su questa il grande Riccardo Marasco!) ritengo che questi giorni siano stati basilari per la mia formazione di radioamatore e di uomo!

Dormivo tra una postazione e l’altra, su brandine o addirittura su sedie!

Mi ricordo una foto - che non ho più trovato, peccato! - con me seduto e dormiente con una coperta militare avvolta addosso!

Credo che fosse stata fatta nella sede RAI.

Poi, quando feci ritorno a casa, i miei genitori, che pur non disapprovando quello che avevo fatto erano stati molto in pensiero, furono molto felici: non ero proprio maggiorenne e all’epoca lo si diventava a 21 anni!

E poi c’era il lavoro da tirare avanti!

Fonte: Testo di IK5ASN Dante Calviani (2016)

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