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Gli Angeli della Radio4·XI·1966

I1MEC · oggi I5MEC

Racconti alla rinfusa

Mauro Meco

In attesa del nominativo, operò per tutto novembre; poi capomaglia della rete del Comune — Firenze: Commiliter, Questura, Vigili del Fuoco, Comune

Tre operatori alla stazione dei Vigili del Fuoco
Vigili del Fuoco: I1CNG Giacomo Conti, I1MEC Mauro Meco e I1ROD Mario Rosi. — Foto: Archivio ARI Firenze

La richiesta partì forse da CLC o da Orlando, LAO, perché loro due per primi fecero da riferimento, in rete aperta. Per ufficializzarla Carlo, dopo che arrivai a casa sua verso le otto, mi mandò al Commiliter ad avvisare che avevamo una rete già in funzione sui 7 e sui 14 MHz. Quando arrivai in piazza San Marco il piantone mi portò da un colonnello, il quale mi disse che non avevano possibilità di trasmettere: i generatori di emergenza erano nel sottosuolo, sott’acqua, e mancava la corrente elettrica. Fu contento di quello che gli dissi, e appena possibile si sarebbero messi in frequenza.

Nel primo pomeriggio mancò l’energia anche a casa di Carlo, e allora mi mandò a prendere in via Reginaldo Giuliani un OM che sapeva avere un generatore. Quando tornai trovai due poliziotti con un radiotelefono, mandati dalla Questura per fare da tramite con la nostra rete e chiedere le cose di cui la città aveva bisogno. Per le difficoltà di questa soluzione, in serata ci chiesero di spostarci tutti in Questura. Intanto Valerio, AVB, teneva la rete sui 144 MHz a bordo di una macchina della Questura che girava per la città fin dove era possibile.

La catena Carlo la teneva con tutti quelli che gli rispondevano. Da principio non ci credevano e non era semplice convincerli: quando chiedi latte per neonati, batterie per gli ospedali, il pane e tante altre cose, per una città come Firenze si stenta a crederlo. A proposito di ospedali, ricordo che un familiare del compianto TDJ era a Santa Maria Nuova e aveva bisogno urgente della batteria per il pacemaker: fu Cappadona, BND, a portarla, assieme ad altre cose, con un anfibio dei Vigili del Fuoco.

Bisogna ricordarsi che a quell’epoca non esisteva il gruppo di emergenza dell’ARI, per cui anche la rete veniva allargata via via.

In Questura e per la città

Operammo dalla Questura tutta la notte: CLC, con Valerio AVB sempre in giro sulla macchina della polizia in 144 per dirigere i soccorsi più urgenti. Valerio in quel periodo era sotto denuncia per essere stato trovato dalla polizia a trasmettere dalla sua macchina, cosa che a quell’epoca non si poteva fare; ma in questa circostanza diventò utilissimo.

Alcuni di noi andavano anche a portare messaggi ai privati, in auto, a piedi o in bicicletta, da parte di parenti che chiedevano informazioni. Nel frattempo si erano formate altre squadre: ZIZ Umberto, con RUI e Dante, al Campo di Marte, centro di raccolta degli aiuti e campo elicotteri; PLS e Doni, RDN, alla Misericordia; un’altra squadra, di cui ricordo solo CAO, alla RAI in piazza Santa Maria Maggiore. Ed è grazie a un microfono calato a pelo d’acqua da un giornalista della RAI, che fece sentire il rumore che faceva, che il mondo cominciò a rendersi conto di quello che era successo a Firenze.

L’OM che CLC mi mandò a prendere in via Giuliani era LCD: faceva il corniciaio e aveva una gamba rotta, ma venne con me subito, con il generatore. La sera, quando ci trasferimmo in Questura, al buio mi bruciai una mano prendendolo per la marmitta: era stato acceso tutto il giorno.

Ai Vigili del Fuoco

La mattina del 6 riuscii a superare il ponte San Niccolò con la mia Bianchina per andare ad aiutare Mario, ROD, unica stazione di là d’Arno, che era sveglio dalla mattina del 4 e smistava messaggi con il resto d’Italia, molti anche di privati che desideravano notizie. Mi misi in banda e feci riposare Mario. Ero costretto a operare con il suo nominativo, perché ero in attesa del mio.

Il riposo di Mario fu interrotto da un messaggio di CLC che ci chiedeva di spostarci ai Vigili del Fuoco in via La Farina: sarebbe partita una Gazzella per il trasferimento. Con Mario preparammo la stazione — un HT-32 e il ricevitore, sempre HT, una V-4-6 come antenna e tanto cavo — e nel pomeriggio la Gazzella ci portò ai Vigili, l’unico posto rimasto scoperto di collegamenti. Operammo a turno fino alla fine dell’emergenza.

Una notte, mentre Mario riposava — eravamo in piedi da più di 48 ore e avevamo deciso di fare i turni — sentii sulla nostra frequenza dei 20 metri una stazione che chiamava DX insistentemente. La chiamai e le chiesi gentilmente di spostarsi, perché lì c’era la rete di emergenza per Firenze alluvionata. Mi rispose scusandosi: era un VK0 da un’isoletta sperduta. Non ti dico cosa mi dissero Carlo, quando venne a trovarci, e anche altri: era una stazione DX rarissima e mancava a tutti. Io stavo aspettando il nominativo: a ottobre avevo fatto l’esame da Romoli, in Santa Reparata. Data la scarsità di operatori, ricevemmo tutti il nominativo tra il 10 e il 15 novembre, contro i 10–12 mesi che normalmente occorrevano.

Il terzo giorno, verso le sette, Mario, febbricitante, mi chiese di andare da un OM che stava lì vicino in via Masaccio, e mi raccomandò di andarci con riguardo: era un luminare della medicina, un famoso ginecologo. Il suo nominativo era UA, ed era anche un famoso DXer, tanto che le rare volte che si sentiva tutti gli altri stavano zitti a seguirlo. Capita la situazione mi seguì senza problemi, e finalmente io e Mario potemmo riposare tutta la mattina.

In quei giorni vennero a trovarci vari OM: CLC; CNG, che documentava con le foto le varie squadre; ZIZ con il gruppo del Campo di Marte, che ci portò anche delle scatolette per mangiare, dato che la cucina dei Vigili, nel subbuglio, spesso si dimenticava di noi. Venne un tenente, si chiamava Rizzo, che comandava un gruppo di soldati a spalare la mota nei dintorni di piazza Oberdan. Vennero anche due soldati del Genio Trasmissioni con un BC-1000, che avrebbero dovuto sostituirci per i collegamenti con la Prefettura: dopo vari tentativi non ci riuscirono, e i messaggi li passammo noi.

Per il Comune, fino a fine novembre

Diversi OM — HM Mario, ORS, ZJU Sandro, LAO Orlando e altri — avevano impegni urgenti. Sandro aveva il suo negozio sul Ponte Vecchio distrutto e la casa a Gavinana, dove l’acqua era arrivata a quattro metri. Altri dovevano riprendere le loro attività e non potevano più stare in rete.

Rimanemmo noi più giovani, quelli che operavano con il nominativo di altri in attesa del proprio. La Questura aveva militarizzato alcuni di noi per tutto il mese di novembre, cosa necessaria per giustificare l’assenza dal lavoro per chi già lo aveva. Rimasti in pochi, ORS mi chiese di spostarmi a casa sua per fare da capomaglia e gestire la rete locale di supporto al Comune. Si formarono squadre per il Quadrifoglio, per la Divisione strade e mobilità — PLS provvedeva ai permessi per muoversi dove ancora non si poteva accedere e distribuiva i buoni mensa del Comune a chi non aveva altro — e per altri dipartimenti del Comune. ZIE mi fece sapere che si era dovuto mettere muta e maschera per liberare le cantine del suo condominio, ancora con più di cinque metri d’acqua.

Durante tutto questo periodo, oltre ai messaggi del Comune, inoltravamo anche messaggi di ricerca di persone da parte di parenti lontani: arrivavano da tutto il mondo, e quando non si potevano raggiungere per telefono qualcuno di noi andava a portare il messaggio di persona. Il 15 del mese ricevemmo il sospirato nominativo, che ci ufficializzava. Dalle 8 alle 20 svolgemmo il nostro compito per il Comune; credo che terminammo verso la fine del mese, con la soddisfazione di aver compiuto il nostro dovere per aiutare la nostra città ferita.

Fonte: Messaggi di I5MEC Mauro Meco (ottobre–novembre 2016)

Nota: Testo tratto da messaggi privati, rivisto nella punteggiatura per la lettura e privato delle parti personali.

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