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Gli Angeli della Radio4·XI·1966

· oggi IW0UQC

Un ricordo, dalla Sardegna

Mario Di Stefano

Studente diciannovenne, in ascolto con una radio a transistor prestata — Carbonia, Sardegna

Carbonia, venerdì 4 novembre 1966. Giornata scura: cielo coperto, ma non freddo. Avevo appena iniziato il quinto anno del Liceo Scientifico.

Quell’estate, a un campo scuola in mezzo ai boschi, avevo conosciuto Salvatore S. Aveva teso un filo metallico a una decina di metri da terra e lo aveva collegato a una delle prime radio a transistor che avessi mai visto, con molte bande di onde corte. Ogni tanto l’accendeva e dall’altoparlante uscivano voci strane, in lingue diverse, che usavano sigle che io proprio non arrivavo a comprendere. Fu lui il primo a spiegarmi il significato di sigle come CQ, QTH, QSO, QTC, SWL. Salvatore non era un radioamatore, ma un ascoltatore delle onde corte. Al ritorno dal campo era stato così gentile da prestarmi la sua radio.

Allora non esistevano i telefonini né i computer. Se c’era urgenza di parlare con qualcuno lontano, dovevi presentarti al posto telefonico pubblico e prenotare la chiamata, con un’attesa che raramente scendeva sotto l’una o le due ore.

Quel 4 novembre, arrivato a scuola, seppi che non avremmo avuto lezione e tornai a casa. La sera prima avevo steso una quindicina di metri di filo, a circa nove metri dal suolo, tra il terrazzo e un alto eucalipto nell’angolo del cortile. Quel giorno decisi che avrei conseguito la patente di radioamatore: avevo solo diciannove anni, ma mi ripromisi che l’avrei presa anche a ottant’anni.

Accesi la radio, che da giorni era sintonizzata sui 7 MHz, perché lì parlavano italiano. Era una radio a transistor: non c’erano filamenti da arroventare. La voce giunse forte e chiara, immediatamente. Parlava in italiano; dalla pronuncia avrei detto fosse un toscano.

Rimasi attonito, colpito, quasi spaventato. Vado a memoria, ma la voce diceva: «…di Firenze. Qui I1CLC, che chiama in banda 40 metri. La situazione è drammatica. L’Arno è straripato e ha allagato Ponte Vecchio, Piazza Cavalleggeri, la Biblioteca Nazionale Centrale, il rione Santa Croce, Piazza Duomo… Si chiede a tutti i radioamatori italiani in ascolto di mettersi a disposizione…».

Erano circa le 9:30 del mattino.

Avevo appreso in diretta, forse in anteprima per tutto il Sulcis-Iglesiente, dell’alluvione di Firenze. Ascoltai. Ascoltavo e trascrivevo. Comunicazioni drammatiche. Il traffico radio, solitamente un po’ disordinato, quella mattina si era fatto ordinatissimo, preciso. Gli operatori, di solito scherzosi, erano emotivamente coinvolti, ma si sforzavano di restare calmi trasmettendo i loro messaggi.

Un radioamatore sardo, che non doveva essersi reso conto di quanto stava avvenendo, da Cagliari trasmetteva in telegrafia quasi ininterrottamente, con un segnale molto robusto, disturbando una buona fetta della banda. Solo dopo ripetuti interventi perentori comprese la situazione e smise di interferire con le comunicazioni di soccorso.

Tra i tanti messaggi ascoltati quella mattina e nei giorni successivi, ne ricordo uno che riguardava la Sardegna: una signora, Anna B., ricoverata in un ospedale di Firenze per un trauma cranico. Si chiedeva di rintracciare alcuni suoi parenti a Sassari, per informarli delle sue condizioni. Trascrissi il messaggio e lo consegnai a un agente della Pubblica Sicurezza di Carbonia perché lo inoltrasse alle autorità competenti. Non ebbi mai il coraggio di informarmi se i familiari fossero stati rintracciati, né se la signora Anna se la fosse cavata. Mi piace pensare di sì, e che i suoi cari l’abbiano potuta riabbracciare.

In quella circostanza appresi una lezione per me fondamentale: la comunicazione deve essere tempestiva, rapida, concisa, efficace. Una comunità è tanto più forte, tanto più resistente, quanto più la comunicazione, quella vera, è capillare e immediata.

Perché le notizie che appresi quella mattina di quel lontano venerdì le ritrovai nei giornali del giorno dopo. Solo il giorno dopo. E neanche tutte. Molte storie non c’erano.

Fonte: Mario «Lelle» Di Stefano, IW0UQC, «Nell'anniversario dell'alluvione di Firenze. Un ricordo», pubblicato sul suo blog (2008–2009)

Nota: Testo leggermente ridotto; sono state omesse le parti non legate al 4 novembre.

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